mercoledì 1 febbraio 2017

Riassunto del mese di gennaio.

Come promesso a me stessa, a gennaio mi sono riposata. O quasi.
In realtà fremevo già da dicembre per un'idea fantastica di cambiamento che mi è venuta e che non ha portato riposo di per sé; ma non dover aggiornare il blog, lasciar perdere gli spunti per "fantastici post" o rimandarli a febbraio ha reso lo stress da cambiamento meno pesante. Il mese è trascorso in maniera lenta, il tempo si è dilatato e sembrava non finire più, così anche la sensazione di riuscire a sistemare tutte le cose che volevo è stata più forte e incoraggiante. In realtà non ho sistemato nulla di quello che volevo, perché ho preferito dare la precedenza sia al cambiamento fantastico (che coinvolgeva anche Alli e quindi non potevo dedicarmici secondo la mia luna) sia al riposo vero e proprio sia, naturalmente, alle riflessioni (che non manchino) su come impostare la mia vita e il mio 2017 nel dettaglio. Non ho ancora messo nero su bianco un bilancio corredato da buoni propositi, ma ci ho pensato molto. Adesso, comunque, vado con ordine, perché il mio riassunto del mese è ormai una tradizione consolidata a cui non riesco a rinunciare neanche in nome del riposo assoluto.

Libri che vorrei leggere

Leggiamo di più 2017
L'anno scorso, come nel 2015, questa mia iniziativa privata è stata un successo. Nel 2016 non ho letto più del 2015, ma nemmeno meno; il ritmo non è stato costante né uguale a quello dell'anno prima, ci sono periodi in cui leggo di più, altri in cui leggo meno perché mi fisso su altri passatempi o perché il libro che ho in lettura non mi entusiasma particolarmente e allora lo centellino per non soffrire troppo, ma va bene anche così: l'importante è non trascurare del tutto la lettura, e in questo tenere una lista mi aiuta. Se pensate che possa aiutare anche voi, ve lo consiglio caldamente, il bello di questo buon proposito è che non è una gara, anche pochi libri vanno bene, e se pensate che possa aiutarvi scegliere in anticipo i libri da leggere, ben venga un'ulteriore lista. Io questa l'ho fatta a gennaio 2017 per la prima volta in vita mia: leggo sempre a caso, ma siccome nel corso del 2016 ho via via pensato di leggere questo o quel libro, che poi ho dimenticato, ho deciso che quelli saranno i primi libri che leggerò nel 2017; sono libri che mi interessa leggere, e anche se una lista del genere mi sembra troppo costrittiva, ho deciso di provare, vediamo se la seguo.

Libri che vorrei leggere

A gennaio ho finito di leggere Ognuno muore solo e ho iniziato i Racconti di E.T.A. Hoffmann: quest'ultimo un po' noioso, mi ricordava la professoressa di letteratura tedesca, con cui avevo letto Il vaso d'oro, la quale, ahimè, non era granché come insegnante, e ricordavo Il vaso d'oro come un racconto lungo e noioso per via del “riassunto” dettagliato che ce ne fece lei. L'ho saltato e dal secondo racconto in poi mi sono piaciuti tutti tranne il penultimo. Sono racconti fantastici in cui al magico si lega l'assurdo o il mistero, se non piace il genere annoiano, ma essendo racconti si può interrompere la lettura dopo ognuno senza perdere il filo; in questo modo a me non dispiacciono, e alcuni sono vere e proprie fiabe, ma devo precisare che leggere senza dover individuare ciò che voleva dire l'autore, il contesto, i riferimenti, le somiglianze, le metafore e quant'altro è richiesto da un esame di letteratura è senz'altro più divertente. La letteratura tedesca era stata per me una prova, ho mollato dopo poche lezioni e non ho dato l'esame, sarebbe stata eventualmente un esame fra quelli "a scelta", ma non mi ha entusiasmata: preferivo di gran lunga la letteratura italiana.

Quaderno dei libri letti

Anche il primo romanzo dell'anno (iniziato a fine dicembre) è di un autore tedesco, Hans Fallada, ma più recente: ho conosciuto il libro (e l'ho avuto) tramite il mio lavoro a Berlino, tutto incentrato sulla città, e il romanzo è infatti ambientato a Berlino durante la dittatura di Hitler. Mi era stato descritto come un romanzo molto crudo, ma a dicembre è uscito il film che ne è stato tratto e siamo andati avederlo; non è il primo film da questo romanzo, nella copertina del mio libro ci sono gli attori del film tedesco del 1976, e sono decisamente più simili ai personaggi descritti del libro. Il nuovo film è abbastanza diverso dal libro, l'ho pensato subito appena l'ho visto e senza aver ancora letto il libro: troppo buonista, e nonostante il finale tragico pareva quasi che ci fosse un lieto fine. Le incongruenze e le invenzioni sono però altre.

Ognuno muore solo di Hans Fallada

Libro stupendo, complesso, pieno di personaggi, lento al punto giusto e per niente concentrato sui Quangel (praticamente gli unici personaggi del film, oltre al poliziotto e al ladruncolo che viene sacrificato subito, peraltro un personaggio che nel libro invece non riusciamo a levarci di torno): per molti capitoli spariscono i Quangel e grande spazio è dedicato a Kluge (appunto), fastidioso, piagnucoloso, imbroglione, che nel film compare due mezze volte (dicevo). Il commissario Escherisch non è un poliziotto ligio al dovere o interessato solo a scovare l'assassino, incurante delle direttive naziste, ma è commissario della Gestapo, abituato a maniere forti, uccide Kluge non per pietà ma per toglierselo di mezzo e cavarsela davanti ai superiori (più rudi di lui). Arrestato, si dimostra un fifone. Molti capitoli sono dedicati a personaggi di contorno (quanto mi piace) e alla vita in prigione, un periodo lunghissimo, snervante per i continui cambiamenti, gli interrogatori e il processo, tra il violento e l'assurdo, e i pensieri che scavano la mente. Nel film è tutto così semplificato da far schifo, e come se non bastassero le omissioni, queste anzi perdonabili, molti dettagli vengono cambiati, intere scene aggiunte (quando mai Anna Qaungel è stata nelle Donne Naziste o come si chiamava l'associazione del partito?) e nell'insieme tutto è reso più sdolcinato, con questo amore tenero e discreto che nel romanzo non c'è. Va bene è “liberamente tratto”. Il libro mi ha ricordato Notre Dame de Paris, Il conte di Montecristo e tutti quei romanzoni che piacciono tanto a me: ben raccontato, pieno di personaggi che mi hanno infastidita, così complesso che, come per i romanzi citati, sapere la fine non impedisce di leggere il romanzo, perché è la complessità della trama e dei personaggi che ne fa un grande romanzo, non il finale. E non è per niente, ma proprio niente, buonista o consolatorio: solo le ultime tre pagine dicono qualcosa di idilliaco e fiabesco, ma siamo ormai in campagna con un ragazzino cresciuto tra i deliquentelli di città che a suo modo ha imparato la lezione: mai farsi rubare i sogni. Per tutti gli altri personaggi, invece, è troppo tardi.

Quangel sagte: "Wissen Sie, Herr Doktor, ich glaube manchmal, Sie sind wirklich schlapp. Wenn Sie mir gleich erlaubt hätten, den Schuft ordentlich zusammenzustauchen, da hätte so was nicht passieren können", da antwortete der Dirigent mit einem traurigen lächeln: "Wollen wir denn werden wie die andern, Quangel? Die glauben doch, daß sie uns mit Schlägen zu ihren Ansichten bekehren können! Aber wir glauben nicht an die Herrschaft der Gewalt. Wir glauben an Güte, Liebe, Gerechtigkeit."
"Güte und Liebe für solch einen boshaften Affen!"
"Wissen Sie denn, wie er so boshaft wurde? Wissen Sie, ob er sich jetzt nicht gegen Güte und Liebe nur wehrt, weil er Angst davor hat, wenn er nicht mehr schlecht ist, anders leben zu müssen? Hätten wir den Jungen nur noch vier Wochen in unserer Zelle gehabt, Sie hätten die Wirkung schon gespürt."
"Man muß auch hart sein können, Doktor!"
"Nein, das muß man nicht. Solch ein Satz gibt die Entschuldigung für jede Lieblosigkeit ab, Quangel!
Pag. 428-429 di Jedes stirbt für sich allein di Hans Fallada

Ognuno muore solo di Hans Fallada

I film del mio 2017
Carrellata di film alla tv: Pinocchio di Walt Disney, Il quinto potere di Bill Condon, Cena tra amici di A. de la Patellière, questo molto divertente, che ha avuto un remake italiano e che a sua volta era tratto da una pièce teatrale. Il traditore tipo di S. White, Quantum of solace di M. Forster (forse il mio primo 007, sicuramente l'ultimo, se mantengo il senno), La bella e la bestia di C. Gans, una bella versione (anche se sciccosa), di una fiaba che ho conosciuto solo col film della Disney (decisamente peggiore) da cui fortunatamente si discosta: non so quale sia l'originale, ma questo mi è piaciuto molto, anche per l'interpretazione di Lèa Seydoux, che in versione dolce non conoscevo; ma soprattutto perché non esagera con gli stereotipi, pur rimanendo nell'ambito della fiaba a lieto fine. L'inizio in particolare, con la coccinella che si posa sul libro e in generale anche la cornice in cui è inserito il racconto, mi hanno fatto sorridere sin da subito e predisposto a godermi la fiaba. Non mi capita spesso, purtroppo. L'uomo ombra – The ghost writer di R. Polanksi credevo di averlo già visto, invece non ricordavo nulla, forse era nella mia lista quando uscì? Infine ho visto Marilyn di S. Curtis, che mi ha vista combattuta fino alla fine tra il considerare Marilyn una sciacquetta o una donna fragile che è finita a far l'attrice ma quel mondo non fa per lei e allo stesso tempo non può uscirne perché si sentirebbe persa del tutto. Ha vinto questa seconda impressione, mi ha fatto quasi tenerezza ed è bravissima Michelle Williams a passare dall'attrice sbadata, alla fanciulla bisognosa d'affetto, alla star di Hollywood che tutti adorano e che tutti si aspettano di vedere dietro Marilyn, come se la donna non esistesse (non potesse esistere). Fortuna che questo modo di osannare le star fino a spingerle alla rovina psicologica non c'è più. Vero?

Marilyn, film di Curtis.
Foto da imdb.com

Al cinema invece abbiamo visto Il cliente di A. Farhad, che mi è piaciuto: racconta di una coppia di attori teatrali (preparano Morte di un commesso viaggiatore, opera che non conosco) che cambia casa e lei una sera, ancora nel bel mezzo del trasloco, torna a casa da sola e viene aggredita in bagno. Mi è piaciuto perché non mostra l'aggressione, ma solo il momento prima (attori bravissimi, scene spontanee, lei che apre la porta con la crema viso sulle dita, usa il dorso della mano o il gomito, non chiede chi è credendo che sia il marito) e il momento dopo, quando il marito trova la casa aperta, il bagno in disordine ma vuoto (non viene mostrato, forse ci sono vetri rotti). Uno dei traumi della donna riguarda sapere chi l'ha trovata svenuta nella doccia, il marito le risponde che non ha importanza, ma è la prima cosa che la vicina di casa dice a lui quando racconta cos'è successo (l'ho vestita io, poi mio marito è entrato e l'ha portata alla macchina). Lei non vuole più pensarci, lui comincia a pensarci in maniera ossessiva. La precedente inquilina è andata via senza prendere le sue cose, dice che le verrà a prendere un altro giorno: l'aggressore è forse qualcuno con cui lei ha avuto problemi e che credeva di trovare lei in casa? O è un ladro occasionale che non si ripresenterà? Si scopre che la precedente inquilina era “un tipo un po' particolare”, potrebbe essere stato un suo cliente (da qui il titolo italiano, stavolta azzeccato), visto che ha lasciato i soldi sul comodino? La parola “prostituta” viene fatta solo una volta e non con riferimento all'inquilina, ma perché è un personaggio dell'opera teatrale: il cliente in quel caso è interpretato dal marito della donna aggredita (che anche a teatro fa sua moglie). Il marito racconta alla moglie poco e niente delle sue scoperte, ma riesce a risalire all'aggressore, e vuole punirlo. Lei, avvertita glielo proibisce. Le scene finali, col colpevole, sono le più belle, le più vive, quelle che stimolano la maggiore immedesimazioni con uno dei personaggi (a ciascuno il suo). Io stavo con lei, alla fine avrei lasciato perdere, nulla sarebbe cambiato. Ma qualcosa cambia, e questo cambiamento dipende da come si concluderà il confronto fra i tre: l'aggredita, suo marito e il suo aggressore.

Il cliente, film di Farhadi.
Foto da qoop.it
Film diverso, ma altrettanto bello è Funne di Katia Bernardi: ambientato in un paesino di montagna della provincia di Trento, documenta la storia vera di alcune anziane che sognano di andare al mare in vacanza, o meglio delle “ragazze che sognavano il mare”. Avevo già sentito parlare di questa storia in cui alcune ottantenni sono riuscite a pagarsi la vacanza grazie al crowdfunding, ovvero la raccolta fondi tramite internet. Il percorso verso questa soluzione passa attraverso la vendita di torte alla festa del paese e la stampa di un calendario con le loro foto come fanno i pompieri ogni anno. Due fallimenti che non demoralizzano le tre “funne” (“donne”, nel loro dialetto) più agguerrite, le quali cercano di aggirare i vari ostacoli, compresa la rinuncia al viaggio di tutte le altre nonne, con allegria e inventiva. Mi è piaciuto vedere che non solo esistono vecchie che non si piangono addosso, perché non soffrono il confronto con le coetanee più moderne (quelle che addirittura il mare lo vedono ogni estate, invece loro mai in tutta la vita), che si godono la vita tra normali alti e bassi, ma con le idee chiare sui propri sogni. La cosa che mi è piaciuta di più di queste donne è che non volevano andare in una spiaggia qualsiasi, né hanno nominato una località famosa per il mare o le vacanze, no: per decidere dove andare, loro avrebbero seguito i consigli della Madonna della Neve, di cui erano tutte molto devote, e così sono finite... in Croazia!, in un paese in cui c'è il mare e, come nel loro, ad agosto si festeggia la Madonna della Neve. Decise, positive e semplici da far tenerezza. Il documentario è così spassoso e spontaneo, che mi è sembrato di tornare a casa dalle nonne che non ho mai avuto (le ho avute, ma non avevano nulla di queste donne!). Naturalmente al cinema i sottotitoli sono in italiano:


Uno spirito in giro per il mondo
Anche se non ne avevo tanta voglia, a gennaio siamo andati a Milano. Alli è stato invitato ad un evento e ha voluto cogliere l'occasione per andare a salutare i suoi amici della Smemoranda; mio il compito di organizzare tutto. Nonostante fino all'ultimo non sapessimo se saremmo partiti o no, e nonostante non avessi granché voglia di passare (di nuovo) una giornata fuori casa, figuriamoci due, sono stata magica. Tutto è filato liscissimo, tutto si è incastrato perfettamente. Un unico neo: abbiamo visto due mostre ma ognuno era interessato solo a una. Non è solo questione di soldi (quattro biglietti pagati), ma anche di resistenza psicologica di fronte a qualcosa che non interessa al pensiero che nell'altra sala c'è qualcosa di molto più interessante che avremo meno tempo per gustarci. Abbiamo pensato che la prossima volta è meglio se Alli guarda da solo il suo Basquiat e io visito da sola il mio Homo Sapiens, così ognuno si gode la mostra in cui si trova più a suo agio e entrambi risparmiamo i soldi per una bella mangiata assieme. Anche col cibo ci è andata bene: ho cercato “dove mangiare spendendo poco a Milano” e trovato la classifica del sito finedininglovers.it che oltre alle recensioni, contiene una cosa utilissima: una mappa della città con i vari ristoranti segnalati. Io ho dovuto solo cercare nelle due zone in cui ci saremmo trovati più spesso, e anche se all'inizio sembravamo un po' decentrati rispetto a questi 16 posti a Milano dove mangiare bene con meno di 25 euro, io magicamente ho trovato la soluzione: al cambio tra due tram abbiamo fatto una piccola pausa per una pizza da Marghe: un posto piccolo, mi aveva colpito sul sito il menù con solo cinque o sei pizze molto semplici e molto mediterranee; appena arrivati ogni singola persona ci ha sorriso e assicurato che c'era da aspettare solo qualche minuto; non sappiamo quanto abbiamo aspettato, sappiamo solo che non eravamo soli in attesa, che i ragazzi si davano da fare nella sala piena, che il menù era più interessante di quanto pensassimo: quando uno dei camerieri ha ordinato a voce al pizzaiolo “una focaccia di castagne” io e Alli avevamo scelto. La pizza era buonissima e sostanziosa nonostante i pochi semplici ingredienti: pomodoro San Marzano Dop, fior di latte, parmigiano reggiano 36 mesi, basilico, olio extravergine d’oliva biologico per me; pomodoro San Marzano Dop, melanzane, provola di bufala, parmigiano reggiano 36 mesi, basilico, olio extravergine d’oliva per Alli. Abbiamo infatti scoperto che la focaccia di castagne era il dolce: una goduriosa focaccina con marmellata di marroni e granella di castagne, da dividere in due perché eravamo davvero sazi! La cameriera che ci ha serviti più spesso era una gioia per gli occhi e per lo spirito, così sorridente, spontanea e professionale al tempo stesso!

Marghe_pizza Milano

Marghe_pizza Milano
Alli.

Marghe_pizza Milano
Elle.
Gita a Milano.

Tornata a casa, però, ci voglio restare, nemmeno una cena fuori mi attira. Vorrei passare un mese intero non solo senza grandi spostamenti, ma pure senza grandi progetti, perché programmare è un po' viaggiare e io invece mi voglio riposare, e pensare ad eventuali viaggi o gite solo a fine febbraio. Una passeggiata sul lungolago invece mi fa piacere, fare qualche foto senza impegno, senza per forza creare sul pc la cartella col nome della gita o scrivere il post dedicato: una passeggiata al freddo, al sole pallido, mano nella mano solo per me e Alli. Ammetto che quella sulla neve mi è piaciuta di più, ma anche vedere il lago senza turisti, così placido, è stato bello.

Neve a bassa quota.

Neve a bassa quota.

Tramonto sul lago di Garda.

Tramonto sul lago di Garda.
L'alligatore dorme placido sulla sua palude.
Tramonto sul lago di Garda.

Il giardino dello Spirito
L'inverno è la stagione del riposo, anche noi dovremmo riposarci, l'ho detto, e forse proprio per questo motivo ho sentito il bisogno di staccare a gennaio e fare altro, ad esempio le grandi pulizie. Una giornata di neve, intanto, ha seppellito vivi i nostri finocchi. O erano già morti? Avevamo comprato nove piantine e le avevamo riparate qualche giorno prima con un telo di plastica, per poi scoprire che la plastica non va tanto bene. Con gennaio, infatti, abbiamo iniziato un mini corso di orticoltura gratuito, di quelli organizzati dal comune, con un'insegnante davvero brava che a me è piaciuta, e compagni di corso non troppo fastidiosi o sapientini, anzi quasi tutti silenziosi. Io ho preso tanti appunti e sono pronta per ricominciare col mio pollice verdolino, anche se la pigrizia non mi abbandona ancora (fa freddo, nonostante il sole, eh). Il programma dell'anno scorso, quello generico che prevedeva di partire con poche coltivazioni senza strafare, ma scelte con senno e mirate, rispettando la consociazione, la rotazione e la stagione, verrà portato avanti quest'anno. Dovremmo liberare dal prato verde qualche altro rettangolo, cioè zappare, e pensiamo anche di dotarci di compostiera, rigorosamente fatta a mano, anche se materiali di recupero adatti non ne abbiamo, ma va be'; però abbiamo un posto un po' isolato dove lasciar decomporre l'impossibile. Tranne le bucce d'arancia, quelle sono troppo lente e rischiano di rallentare tutto!

Orto dello Spirito sotto la neve.

Lo spirito e l'uncinetto, l'ago e il filo
Non ho cucito a gennaio, se non qualche rattoppo qua e là, e ho cercato anche di non pensare a nuove idee. Ho sofferto molto per l'overdose di idee e spunti del periodo natalizio: come sempre dicembre mi ingolfa non perché faccio qualcosa (la maggior parte l'avevo fatta a novembre), ma perché internet pullula di tutorial. Ancora a gennaio gli aggiornamenti da pinterest erano concentrati sul natale, incredibilmente le stesse creazioni viste a dicembre, ma fatte e pinnate da altre creative. Evviva. Ho sentito il bisogno di depennare la creatività dalla mia agenda: non è tutta la mia vita. Dalla mia agenda avevo già depennato varie idee carine che mai avrei realizzato perché in fondo non mi servono e non ho nessuno a cui regalare proprio quegli oggetti, e in questo c'è lo zampino dell'agenda in sé, che portandomi a segnare tutto e, col metodo delbullet journal, a trasferire le liste da un mese all'altro, mi permette di individuare quelle creazioni che sono in lista solo per abitudine, per troppa curiosità, per scarsa obiettività e consapevolezza e, in definitiva, solo per essere trasferite da un mese all'altro. Ho tenuto le cose che voglio e posso creare davvero: per tutto il resto c'è pinterest.
Dal riordino delle idee al riordino della casa il passo è stato breve, per vari motivi: uno, oltre alle idee tendo ad accumulare anche materiali (che potrei buttare nella differenziata) e vestiti che non uso più (che potrei regalare) o stoffe; due, la mia stanza laboratorio sembrava incasinata anche quando la riordinavo, perché avevo solo un mobile vero e per di più aperto a mostrare le stoffe straripanti che per di più erano mescolate anche a qualche documento, vecchia agenda o materiale di cancelleria non propriamente creativo ma anche sì; lo stress da troppe idee, il buio dell'inverno, il caos della camera hanno creato i presupposti per il bisogno di cambiamento, proprio nel periodo dei buoni propositi per l'anno nuovo; tre, con la testa sempre piena di cose fantastiche da provare, da creare, da immaginare, trascuravo altre cose interessanti come pulire e cucinare o cambiare una cerniera, cose che a me in fondo piacciono ma che sono sempre vittime di slittamenti, sia che le metta in agenda sia che non le metta. Pur considerandomi una che non accumula, era arrivato il momento di eliminare il superfluo, anche dai miei pensieri e dalla mia stessa idea di me: via le aspettative inutili, via i desideri che non desidero davvero, e via anche le fantasticherie sterili.
Siccome la sensazione di oppressione sembrava direttamente collegata al caos primordiale della mia stanza studio, sono partita da lì per creare, anche grazie a pinterest, la mia idea di casa a partire da immagini che la rappresentassero.*

Spirito in cucina
A gennaio mi sono sbizzarrita. Il trenta dicembre, dopo una cena tipica trentina a base di gulasch (che desideravo da un po') piccantissimo (niente scarpetta, mi bruciava tutta la faccia) ho detto a Alli “non voglio più mangiare carne per almeno sei mesi!”. “Vuoi essere vegetariana?”, ha chiesto lui. “Per almeno sei mesi!”, ho risposto io con decisione. Ora sembra che lo sarò per sempre, anche se io questa cosa non l'ho mai detta, comunque per poterla dire volevo che finisse del tutto almeno il primo mese, inoltre non è che sia cambiato così tanto rispetto a prima, visto che mangiavamo carne solo fuori casa, e anche pesce (se vogliamo chiamare “pesce” una pizza ai frutti di mare), eppure non è paragonabile l'entusiasmo che provo ora a cucinare le cose che cucinavo anche prima. Un entusiasmo che, se cerco bene, trovo solo nei vecchi giovedì, quando era il turno della zuppa di legumi. Sembrerebbe che da vegetariana sia sempre giovedì per me.

Zuppa di legumi.
Zuppa di legumi e verdure: buona e divertente da cucinare.

Malloreddus fatti a mano con sugo semplice.
Un classico della tradizione (anche) vegetariana: malloreddus con sugo (il ragù non mi è mai piaciuto).

Da più di un anno, io e Alli seguivamo una dieta, ovvero un'alimentazione di tipo equilibrato-mediterraneo. Dopo esserci informati un po' su internet e sui libri, a me era venuta una specie di allergia al salutismo e alle sette alimentari (a volte sembrano proprio sette), e così ho detto “basta!, la dieta mediterranea è la migliore, e alla fine basta mangiare un po' di tutto senza esagerare con nulla!”. Alli si è trovato d'accordo, e siccome lui a pranzo non c'è mai, e io comunque consideravo una tortura dover cucinare (e mangiare) anche a pranzo (visto che io per abitudine mangiavo poco), ci eravamo assestati su un pranzo leggero, crudo, e su una cena sostanziosa, cotta. Molti ci hanno sgridato perché “bisognerebbe fare il contrario”, eppure nessuna di queste persone, anzi nessuno che conosciamo, mangia leggero a cena, quindi non ci spiegavamo i commenti. Noi, inoltre, diversamente da queste persone, mangiamo sempre presto (al massimo alle otto) e andiamo a letto sempre tardi (mai prima dell'una): in aggiunta al fatto che comunque non ci abbuffiamo, la famosa pesantezza del dopo cena non ci tocca. Con questi orari, peraltro fissi, e questa suddivisione dei pasti, che include anche la merenda, noi ci troviamo bene: io ho mantenuto la mia abitudine di mangiare poco ma spesso e Alli si è avvicinato al suo peso forma.

Torta salata.
Torta salata di farina di grano saraceno.

Mangiare carne era per me una tortura per vari motivi: quando facevo la spesa nemmeno la vedevo, e siccome non la so cucinare aspettavo sempre di andare a cena fuori per mangiarla; sul menù del ristorante però attirano la mia attenzione risotti e ravioli, quindi spesso la ordinavo solo perché dovevo mangiarla. Questo obbligo nasceva sia dal nostro “menù equilibrato” con carne una volta a settimana (e una volta pesce), sia da una carenza vitaminica che sembrava non poter essere colmata in altra maniera. Vista così la carne era come una medicina e non volevo prenderla. Un po' per sue caratteristiche intrinseche, un po' per come viene cucinata nei ristoranti, o per la quantità di una porzione, o perché io negli anni mi ero disabituata: non lo so perché, ma io dopo una bistecca o un piatto di gulasch mi sentivo sempre appesantita. Questo effetto me lo fa anche il mezzo litro di zuppa che mangio il giovedì, ma è una pesantezza diversa, cambia anche l'alito. Insomma: il vegetarianesimo è stata una liberazione.
Sull'argomento scriverò ancora, anche per recensire il programma di yoga e nutrizione di Sara Bigatti (La scimmia yoga) e Natalia Realini (Nutrizione e ricerca) che ho comprato e che sto seguendo con le opportune modifiche e adattamenti: o credevate che avrei mandato in vacanza la regina delle sostituzioni che c'è in me? Naaa. Sto scoprendo molte cose interessanti sui cibi e sui nutrienti, e in fondo le nostre abitudini non sono cambiate poi tanto, visto che, al di là delle quantità, erano già abbastanza sane e nutritive. Io comunque continuo a studiare.

Spesa consapevole.

La casa dello Spirito
Arrivo al piatto forte di gennaio, almeno per me. Come accennato sopra*, a gennaio sono partita con un grande cambiamento: grande perché mi sono inventata di chiudere il salotto nella cameretta e di mettere lo studio nella sala dove si trova già la cucina: grande nel senso di apparentemente assurdo, ecco. Un misto di modernità e tradizione si uniscono in questa idea fantastica che ho avuto. Il fatto è che io e Alli ci siamo preoccupati all'inizio dei pochi mobili essenziali (a parte il divano, che non era essenziale) e il resto l'abbiamo recuperato man mano in cantina: vecchi mobili scalzati dai nuovi, abbandonati alla polvere, ma ancora in ottimo stato (come si usava una volta); anche la libreria e la scrivania comprate di seconda mano erano praticamente nuove. Dopo aver trovato questa introduzione al libro Il magico potere del riordino mi sono resa conto non solo di non essere messa male (lo immaginavo), ma anche di poter migliorare ancora un po': oscillo da sempre tra il conservare cose utili e ricordi, e l'eliminare il più possibile. Presa da questo entusiasmo ho acceso una candela che, inspiegabilmente, conservavo dal 2004: fino a poco tempo prima pretendevo di considerarla quasi sacra, ma in realtà non ricordavo più né perché la conservavo né in quale supermercato l'avevo comprata o di che marca era, per dire: non aveva di certo un significato simbolico o spirituale per me! L'autrice del suddetto libro parla di affetti e di sensazioni, io che “accumulo” tutto con consapevolezza non ho bisogno di stringermi al petto gli oggetti per sapere se li tenevo solo per abitudine. Da sempre poi mi piace sfruttare un ragionamento molto semplice quando si tratta di decidere delle sorti di un oggetto: se nell'ultimo anno non mi è servito e mi sono addirittura dimenticata di averlo, allora non mi serve e lo posso eliminare. Il libro purtroppo non fa per me perché consiglia di buttare le cose che non vogliamo tenere. Sacrilegio! Io naturalmente regalo o riciclo in qualche modo. Ne parlerò meglio poi.

Candela profumata.
Tornando alla casa, tutto ciò si è inserito in una voglia di sfruttare meglio gli spazi senza dispersione di energie, sopratutto mie, che durante il giorno slittavo da una stanza all'altra per fare questo e fare quello, ma il più delle volte stavo chiusa nella stanza studio-laboratorio piccola e accogliente e strapiena, ma buia, mentre la sala è sempre inondata di luce perché c'è l'unica finestra della nostra casa che non ha sopra di sé un balcone a farle ombra: comodo per non lavare i vetri dopo la pioggia, ma io odio accendere la luce di giorno (e comunque i vetri non li lavo). Ora ho luce tutto il giorno e da qui godo pure del tramonto. Il divano nella stanzetta ci sta benissimo, e visto che è un divano letto, i nostri eventuali ospiti potranno godere di una camera con porta, ovvero di intimità, anziché stare in sala alla mercé di sguardi indiscreti, con odore di minestrone nell'aria, semi accampati. Non che noi vogliamo avere ospiti, ma non si sa mai (e la porta della stanzetta si può chiudere a chiave...). Nella sala ha trovato posto il nuovo ufficio open space modernissimo, che offre spazi aperti per nuove idee (a me), un angolo tranquillo in cui concentrarsi (ad Alli) e la possibilità di essere ai fornelli in men che non si dica quando l'acqua inizia a bollire (sempre a me), perché praticamente siamo in cucina ma separati dalla cucina. Siamo separati anche dalla porta d'ingresso, e il fatto che i mobili non siano moderni e che ne manchi ancora qualcuno è irrilevante.

Scarpiera all'ingresso.

Il mese di gennaio è finito, pieno e bello nonostante il freddo, e febbraio ci attende: l'unica cosa che abbiamo in programma sono due mostre (o sono tre?), e la semina dell'orto per la primavera. Io mi sento pronta.

22 commenti:

  1. Un mese di gennaio di riposo ma non di "far niente", il tuo.
    Ti invidio per la capacità di lasciare fuori la creatività "a comando", nel senso di fare una pausa vera staccando la spina.
    Io spesso non ci riesco nemmeno di notte. =)))
    Buon inizio di febbraio. =)
    Dani

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    1. Cara Dani, ho sempre avuto insonnia da che ho ricordi, ma mai ne ho sofferto... se non per colpa della iperattività anche mentale del mese più creativo dell'anno: non solo non dormivo, ma quando prendevo sonno era una sorta di dormiveglia con le mani occupate in qualche creazione, a contare centimetri o maglie a uncinetto o altri calcoli, e durava pochissimo prima che mi risvegliassi e passassi altre ore sveglia con gli occhi iniettati di sangue, stanchissima. Dopo due dicembri così, quest'anno ho deciso di tentare la carta del riposo assoluto a gennaio. Ha funzionato :) anzi: te lo consiglio ;)
      Buon febbraio a te!

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  2. Tu sei un vulcano, anche a riposo

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    1. Lo so, l'inattività totale ancora non mi riesce. Ma ci sto lavorando ;)

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  3. Cara Elle hai fatto benissimo a staccare la spina prendendoti una pausa dal blog:questo serve anche per distaccarsi un po' dal mondo del web concentrandosi maggiormente sulla vita reale, approfittandone per coltivare i nostri hobby e le nostre passioni ...cosa che e' possibile fare sicuramente non rinunciando al blog...ma nel primo caso siamo forse ancora più rilassati e predisposti a concentrare la nostra attenzione 'ad altro'...e questo,considerato quanto oggi la tecnologia invade la nostra vita arrivando anche ad assumere un ruolo un po' troppo protagonista,non può che avere risvolti positivi sulla nostra mente:)).
    Mi fa piacere che ti sei dedicata alla lettura,al cinema,alle mostre ,al giardinaggio, alla cucina...e che hai intrapreso un viaggio a Milano,dove a quanto ho letto,ho appreso che sei stata bene..e questo mi fa piacere:))hai fatto benissimo a dedicarti,in questo mese di assenza dal blog,a ciò che ti piace e per cui nutri interesse!!!E la tua capacità di organizzazione,il tuo ordine mi colpiscono sempre...e questi aspetti si evincono dalla cura e dalla meticolosità con cui compili liste e agente,con un'accuratezza che tutti dovremmo prendere a esempio;)
    Un bacione:)).
    Rosy

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    1. Cara Rosy,ho passato meno tempo su internet, ma soprattutto: sono stata su internet di preferenza o la mattina o il pomeriggio; e se mi sono connessa dopo cena ho spento tutto rigorosamente almeno un'ora prima di andare a dormire, perché ho notato che il problema d'insonnia era presente nei giorni in cui mi mantenevo attiva fino a tardi. Ora invece prima di andare a dormire leggo un libro e questo aiuta a rilassare la mente nel quotidiano. Un mese intero per fare "altro" e senza doverne scrivere sul blog (e rileggere, e correggere, e impaginare, e scegliere le foto, e arrabbairsi perché sono tutte brutte o perché la connessione salta sul più bello) è davvero una bella pausa ;)
      Un abbraccio cara!

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  4. Bhe, sono d'accordo con te in quanto alla lettura, non è importante quanti libri leggiamo ma quali libri leggiamo. Guardando la tua lista mi sono accorta che anch'io mi ero proposta di leggere il libro Chiedi alla polvere in seguito alla recensione di un'altra blogger. Se ho ben capito, e non parlo il tedesco ma provo a indovinare in base ai pochi elementi conosciuti, intendi leggere Amore in tempo di collera di G.Garcia Marquez in tedesco? Complimenti! Io non ho ancora il coraggio di leggerlo in italiano, figuriamoci in una lingua talmente difficile come il tedesco.
    P.S: a me piace molto Michelle Williams, già da quando recitava in Dawson's creek.
    A presto, è sempre un piacere leggere il tuo blog anche se non sempre ho tempo per lasciare commenti.
    Buona serata!
    Flo

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    1. Sì, hai capito benissimo! In realtà preferisco leggere in tedesco libri di autori tedeschi, le traduzioni mi risultano più difficili, ma questo l'ho trovato e l'ho preso per curiosità (in Germania non si butta nulla: chi non vuole più qualcosa lo mette fuori dalla porta e una volta ho trovato un'intera libreria, da cui ho scelto questo e altri libri); spero di riuscire a leggerlo, per facilitarmi ho letto la trama su wiki, cosa che non faccio mai ahahah :D
      Ecco io la Williams non la vedevo proprio dai tempi di Dawson's Creek, sapevo che aveva fatto diversi film, ma non l'avevo mai vista. Mi è piaciuta tantissimo!
      A presto, ora sarò più presente anche io, la pausa è finita ;)

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  5. Be', che aggiungere? Io cercherò di portati fuori in ogni occasione buona (a partire dal cinema, che a gennaio abbiamo troppo trascurato, anche se i due film scelti sono stati perfetti, ottimi film nel mare di cazzate uscite in questo periodo post-cinepanettoni).

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    1. Pochi ma buoni, no? Vediamo cosa offre febbraio...

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  6. Elleeeeee! Non stare mai più ferma un mese. Troppe cose da raccontare in un post solo.
    Il riordino lascialo alla Kondo: il rigore minimale giapponese è troppo per le creative.
    Bentornata.

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    1. Da quel che ho capito i giapponesi più che rigore minimale hanno case minime, e le affollano di roba. Non è il mio caso, però alcuni trucchi per facilitare il riordino mi sono sembrati interessanti.
      E comunque la mia scrivania ha cambiato stanza, ma non è meno incasinata di prima ahahah ;)

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  7. Bentornata! Ti ho pensato!
    Quante novità e che post denso!
    Soprattutto quelle in campo alimentare, mi fanno felicissima! Buon anno!

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    1. Grazie Daria! La novità alimentare è la più divertente, sto già raccogliendo le reazioni altrui, magari ci faccio un post ;)

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  8. Ciao Elle, volevo rispondere sotto il tuo commento al mio commento, ma il tasto "rispondi" non funziona in questo momento... volevo dire che, il prossimo gennaio ci farò un pensierino... ma non garantisco di riuscire a staccare per un intero mese, anche se sono consapevole di quanto sia benefico per lo spirito e la mente staccare dalla tecnologia ogni tanto. Del resto, rallento già nei mesi estivi, anche se non per riposarmi, anzi il contrario... per lavorare di più.
    A presto. =)
    Dani

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    1. Anche a me a volte il "rispondi" non funziona, va bene anche qui ;)
      Se ne senti il bisogno e ci riesci è veramente liberatorio, una volta tanto, dedicarsi solo a poche cose e non a tutte! Quello dei mesi estivi, in fondo, forse come riposo vero non vale...ihih Fammi sapere :D

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  9. Ciao carissima! Mi piace un sacco l'idea del riassunto del mese! Dovrei farlo anch'io nel mio diario personale 😊😊😊 un abbraccio grandissimo!

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    1. A me piace constatare che ho fatto tante cose ben ordinate quando invece l'impressione è di caos totale :D
      Abbraccio a te!

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  10. Mitica con i cambiamenti in casa! Ah, se potessi butt... cioè, riciclare tutte le cianfrusaglie di Mr K!

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  11. Un gennaio ricchissimo. Sei sempre straordinaria, d'altronde sei uno spirito di fiducia. Mi tufferei nelle foto e nei piatti, condivido il magiare equilibrato e stagionale. Per il riordino ancora non sono pronta, guardo gli scatoloni. Se riordinare fa male meglio aspettare tempi migliori, se verranno.
    Aspetto le mostre e la semina. Quanto calore in questa casa... Baci.

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    1. Anche io ho aspettato prima di riordinare, il mio trasloco è stato quasi due anni fa (mancano due mesi all'anniversario). Per la semina spero di non perdermi la luna giusta, quanto alle mostre ci siamo quasi. Baci.

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Ciao, benvenuti nella Casa dello Spirito. Scrivete pure qua sopra/sotto il vostro commento o le vostre domande: le pubblicherò io più tardi. Se vi iscrivete ai commenti, vi avverto addirittura via mail.
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Buona permanenza nella Casa nella Palude
Elle, il vostro spirito di fiducia.

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